Descrizione itinerario: la partenza è posta nei pressi del Parco attrezzato dei “Crisciuni” e dell’omonimo laghetto artificiale (la località è chiamata “
Lago dell’Alzo” a testimonianza del carattere artificiale del bacino idrico più comunemente denominato il “laghetto”, creato sbarrando con un argine di terra, appunto “alzato”, per raccogliere le acque del impluvio proveniente dal Timpone del Caprio). Si percorre per un breve tratto la strada asfaltata che scende verso Valsinni e la si lascia seguendo a sinistra le indicazioni per “Bosco Gallinico”; si costeggia la recinzione del parco e si segue un sentiero che in breve tempo conduce ad una fontana circondata da vetusti cerri dove è facile osservare ed anche ascoltare il
Picchio muratore, un grazioso passeriforme famoso per le sue doti di “arrampicatore” e per l’abitudine di cementare l’apertura del nido ricavato nei tronchi, per impedirne l’accesso agli uccelli di mole maggiore. Poco oltre la fontana, c’è un interessante
belvedere roccioso con visuale sul bosco e sulla Valle del Sarmento, costellata di piccole masserie e campi coltivati. La zona del laghetto ha inoltre restituito interessanti
reperti archeologici del periodo normanno-bizantino, forse appartenenti ad un insediamento monastico. Tornati indietro, il sentiero inizia a scendere lungo il fosso, tra bellissimi
cerri,
carpini orientali,
aceri campestri,
cornioli e
rocce di arenaria; qui non sarà difficile ascoltare il verso rauco della
Ghiandaia o la squillante “risata” del
Picchio verde.

Terminata la discesa, il sentiero costeggerà una piccola ma interessante zona umida delimitata da una strada interpoderale, qui sarà interessante osservare la fitta vegetazione acquatica costituita da
tife e
giunchi, mentre tra gli anfibi da rilevare la presenza della
Rana verde e tra gli uccelli l’
Usignolo di fiume dal canto inconfondibile e squillante, abilissimo però, a nascondersi tra la bassa vegetazione palustre. Volgendo le spalle allo stagno, si segue in direzione Sud-Est l’evidente sentiero, che in leggera salita attraversa un tratto di bosco composto in prevalenza da
Carpino orientale, una specie balcanica qui molto diffusa a testimonianza del passato sfruttamento forestale che ha eliminato il querceto d’alto fusto una volta presente e del quale restano le “riserve”, vale a dire le grandi piante lasciate a dote del bosco. Il sentiero è molto bello e di piacevole percorrenza e dopo poco si trasforma in una sorta di galleria nel bosco tra grandi querce dalle forme pittoresche che offrono sicuro rifugio a rapaci notturni e picchi, qui, infatti, non sarà difficile ascoltare il
Picchio rosso maggiore intento a cibarsi sui rami e sui tronchi morti delle querce.
Avvicinandosi alla meta della nostra passeggiata, il sentiero scende leggermente di quota, collegandosi ad una strada sterrata che proviene dalla nostra destra, siamo in località “
Gli Agghiacci”; il nome, davvero suggestivo, testimonia della presenza di un antico insediamento pastorale, infatti, nella grande radura ammireremo i ruderi di stazzi, recinti in pietra a secco ed altre costruzioni, probabilmente destinate alla custodia di ovini e bovini, quando il Bosco di Gallinico era, più di oggi, destinato al pascolo degli animali, come confermato dai tanti toponimi: Campanarello, Difesa, Vaccaro e lo stesso Agghiacci o Addiacci che identifica il luogo all’aperto dove i pastori custodivano le greggi o le mandrie con una rete che facesse da recinto, detta appunto Addiaccio. Tra i bassi muretti a secco da notare la curiosa e diffusa presenza dell’
Euforbia adriatica, mentre tra gli alberi, si ammira la presenza del bellissimo
Frassino meridionale, pianta amante dei luoghi umidi e ricchi di acqua.
La radura, oggi in parte coltivata, permette belle vedute verso il paese di Nocara in Calabria, posto in cima ad un’altura da cui si domina la Val Sarmento; spettacolare la vista di alcune grandi rocce isolate: l’Armi dei Gatti e l’Armi di Sant’Angelo. (Arm, roccia).
Il ritorno è per la stessa via.