Descrizione itinerario: l’escursione inizia dal parcheggio sottostante il Castello dei Morra, la famiglia alla quale apparteneva Isabella, la sfortunata

poetessa uccisa dai fratelli a causa della sua relazione con un nobile della vicina Torre Bollita, l’attuale Nova Siri. Dopo un breve tratto in salita su fondo lastricato, il tracciato si immette nella cosiddetta “
Valle delle Donne”, una stretta vallata che scende dalle pendici del Monte Coppolo che con i suoi 890 mt.s.l.m. domina Favale, l’antico nome dell’odierna Valsinni (nel passato questo itinerario veniva utilizzato per raggiungere dal paese la cappella di San Michele). Si attraversano antichi coltivi, frutteti ed oliveti, ormai quasi abbandonati ma ancora delimitati da caratteristici muretti a secco in arenaria e che la vegetazione naturale, composta prevalentemente da roverelle, aceri, lecci, carpini e ornielli, sta lentamente invadendo; nei tratti più rocciosi e umidi sono invece presenti felci, equiseti e muschi e nel sottobosco è presente il Ciclamino
napoletano ma anche il poco comune
Acanto spinoso.
Bellissime le
grandi querce dal tronco contorto, mentre nelle zone vicine al corso d’acqua che il sentiero di tanto in tanto incrocia, sono presenti salici e canne palustri e non è difficile ascoltare il canto dell’Usignolo di fiume nascosto nel folto della vegetazione mentre sul terreno sono evidenti gli scavi dei cinghiali alla ricerca di cibo. Giunti ad una radura con un piccolo campo coltivato ed una recinzione, si prende il sentiero che sale a destra verso la piccola, ma deliziosa,
Cappella di San Michele, da dove lo sguardo spazia verso il paese di Colobraro, posto su di un’alta collina

quasi a guardia della Valle del Sinni; la chiesa, il cui tetto risulta crollato, è databile al XVI secolo ed è stata probabilmente edificata sulle rovine di un preesistente luogo di culto dedicato all’Arcangelo, forse San Michele di Favacia, già citata nel 1092 come possedimento di Guglielmo signore di Favale che la donò in seguito al Monastero di Cersosimo.
Lasciata la chiesetta, si torna indietro lungo la strada appena percorsa, per salire decisamente in direzione della Fontana delle Giovinelle, abbandonando lo sterrato in corrispondenza di una svolta a destra e seguendo un sentiero che, inoltrandosi nella folta vegetazione, giunge alla sorgente in pochi minuti (anche questo toponimo, assieme a quello Valle delle Donne, attesta la funzione soprattutto devozionale del percorso che saliva a San Michele utilizzato in particolare dalle giovani donne in occasione dei periodici pellegrinaggi). Superata la sorgente si giunge ai ruderi di un casolare in località
Timpa Lo Scoglio, dove grazie alla presenza un ampio terrazzo naturale, si può godere di un vasto e suggestivo panorama verso il Massiccio del Pollino e la Valle del Sarmento. Dal casolare si costeggia prima lo spartiacque, poi un ginestreto ed alcuni campi coltivati tra grandi querce, per giungere infine ad un valico nei pressi della condotta dell’Acquedotto del Caramola, e di qui, seguendo un sentiero roccioso sottostante il Cozzo Castello Menzano tra ciclopici massi di arenaria, si arriva ad un insediamento pastorale appartenuto allo scomparso Monastero di Sant’Elia di Carbone, l’attuale piccolo centro della
Valle del Serrapotamo, una volta proprietario di enormi territori in tutta la regione. Dalla masseria si prende il sentiero che a sinistra risale verso il valico tra il Cozzo Castello Menzano ed il Monte Coppolo ed una volta al passo, si trovano i segnavia bianchi e rossi che indicano l’ultimo tratto di ascesa verso il punto più alto dell’itinerario (il sentiero è ben segnato ed evidente, anche se a tratti invaso dalla
Ginestra spinosa diffusasi in abbondanza a causa degli incendi). Giunti in vetta, si potrà ammirare un vastissimo panorama, tra i più belli della Basilicata: dal Golfo di Taranto ai paesi del Metapontino, dal Bosco Pantano di Policoro e la Foce del Sinni al Mar Ionio, dai calanchi di Tursi e Montalbano a Gallipoli-Cognato, dal Pollino ai principali gruppi montuosi lucani (Sirino, Monte Alpi, Raparo, Monte di Viggiano, Monte Volturino, Monte La Spina).
Su tutto il pianoro di vetta è presente una larga cinta muraria, con alcune porte di accesso alla città, il sito è infatti simile ad altre città lucane fortificate (Monte Croccia, Civita di Tricarico, Serra di Vaglio, ecc.) ed alcuni lo identificano nell’antica città di Lagaria, fondata da Epeo, il mitico costruttore del Cavallo di Troia.
Nonostante due gravi incendi che hanno colpito la zona alcuni anni fa, la vegetazione sta lentamente riconquistando vigore e roverelle, cerri, lecci, ginestre e la macchia mediterranea tappezzano ogni versante ospitando una ricca avifauna, soprattutto svernante. Il Sito di Monte Coppolo è inoltre impreziosito dalla presenza di una nuova stazione del raro e grazioso Garofano del Vulture, una specie endemica del meridione. Ad Est della cima principale è infine situato il Capo Petaccia, il luogo che la tradizione popolare indica come il preferito da Isabella Morra per poter scrutare il mare.
Terminata la visita all’area archeologica, si prende il sentiero (sempre segnato) che in pochi minuti scende verso il Serbatoio dell’Acquedotto del Caramola, dove termina l’escursione.